Assumere, trattenere persone, migliorare il clima interno, rendere il lavoro più sostenibile. Sono tutti gli obiettivi del Decreto Primo Maggio 2026, e già a una prima lettura è facile intuire che buona parte della partita si gioca nel campo del welfare aziendale.
Il messaggio infatti è piuttosto chiaro: il benessere delle persone non è più un tema “accessorio”, ma una leva di competitività.
Al di là del dibattito tra favorevoli e contrari alla misura, e a dispetto di possibili punti di forza o zone d’ombra, ci interessa sottolineare ancora una volta come sempre di più si stia affermando la consapevolezza che attraverso il welfare si costruisce un
Paese più forte e competitivo.
Dentro il decreto ci sono infatti misure che parlano di bonus assunzioni, sostegno alla conciliazione vita-lavoro, attenzione alla qualità dell’occupazione, nuovi criteri legati alla correttezza contrattuale e strumenti che premiano le aziende più attente
alle persone.
Per le PMI questo significa una cosa molto chiara: non limitarsi a leggere la norma,
ma capire come trasformarla in organizzazione, attrattività e valore interno. Perché oggi il welfare non serve soltanto a “stare meglio”. Serve a costruire aziende
più solide, credibili e capaci di trattenere competenze.
Incentivi alle assunzioni, è il momento di investire sulle persone
Gli incentivi previsti dal Decreto Primo Maggio 2026 possono diventare molto più
di uno sconto contributivo. Per molte aziende rappresentano l’occasione per inserire
nuove competenze, rafforzare i team e investire su un’organizzazione più equilibrata
dal punto di vista generazionale e professionale.
Le misure riguardano soprattutto:
● giovani under 35;
● donne;
● lavoratori svantaggiati;
● assunzioni nelle aree ZES;
● trasformazioni da tempo determinato a indeterminato.
In alcuni casi gli incentivi arrivano fino a 800 euro mensili per lavoratore. Ma c’è un aspetto importante da non sottovalutare: il beneficio economico è legato alla qualità dell’occupazione creata. Non basta assumere. Serve mantenere nel tempo l’incremento occupazionale netto richiesto dalla norma.
Ed è qui che il welfare aziendale entra davvero in gioco. Perché inserire nuove persone senza lavorare su benessere organizzativo, clima interno, flessibilità e retention rischia di trasformare un incentivo in un vantaggio solo temporaneo.
Le aziende che oggi riescono ad attrarre talenti sono sempre più spesso quelle che
offrono:
● maggiore equilibrio vita-lavoro;
● flessibilità organizzativa;
● attenzione ai bisogni delle persone;
● percorsi di crescita;
● benefit realmente percepiti come utili.
In altre parole: il costo del lavoro conta ancora, ma da solo non basta più.
Cambia il modo di parlare di qualità del lavoro
Uno dei passaggi più significativi del decreto riguarda il concetto di “salario giusto”.
Il riferimento non è soltanto allo stipendio mensile, ma al cosiddetto Trattamento
Economico Complessivo (TEC), che comprende:
● tredicesima e quattordicesima;
● scatti di anzianità;
● indennità;
● componenti di welfare previste dal contratto collettivo.
Il messaggio della norma è chiaro: la qualità del lavoro non si misura solo sulla
retribuzione base, ma sull’insieme delle tutele e degli strumenti riconosciuti alle
persone.
Per le imprese questo significa anche un’altra cosa: applicare contratti collettivi
realmente rappresentativi diventa fondamentale per accedere agli incentivi.
Ecco perché il decreto interviene anche sul tema dei cosiddetti “contratti pirata”,
introducendo maggiore trasparenza attraverso l’obbligo di indicare il codice CNEL
del CCNL utilizzato.
Può sembrare un aspetto tecnico, ma in realtà segna un cambiamento culturale
importante. La competitività non passa più soltanto dalla riduzione dei costi. Passa
anche dalla qualità delle condizioni offerte ai lavoratori.
Welfare e conciliazione vita-lavoro: le aziende family friendly vengono premiate
Uno degli aspetti più interessanti del decreto riguarda le aziende che investono
davvero nella conciliazione vita-lavoro.
La nuova certificazione UNI/PdR 192:2026 premia infatti le organizzazioni che
adottano politiche concrete a sostegno delle persone e delle famiglie, riconoscendo
anche uno sgravio contributivo fino all’1% dei contributi datoriali.
Ma il vantaggio economico è solo una parte del tema. Le aziende certificate possono
ottenere anche premialità nei bandi pubblici e maggiore valorizzazione nei percorsi
di promozione istituzionale.
Il punto, però, è ancora più ampio. Oggi le persone scelgono sempre di più dove
lavorare anche sulla base della qualità della vita che quell’azienda è in grado di
offrire.
Per questo diventano centrali temi come:
● smart working;
● flessibilità oraria;
● sostegno alla genitorialità;
● reinserimento dopo maternità o paternità;
● supporto ai caregiver;
● modelli organizzativi orientati ai risultati.
Non tanto come benefit “extra, ma come elementi che incidono direttamente sulla
capacità di trattenere competenze e ridurre turnover e assenteismo.
Previdenza complementare e TFR: il welfare passa anche dall’educazione finanziaria
Nel decreto trova spazio anche il tema della previdenza complementare, con una
finestra dedicata al conferimento del TFR ai fondi pensione.
Un tema che spesso viene percepito come distante, ma che in realtà riguarda
sempre di più il benessere economico delle persone.
Negli ultimi anni il welfare aziendale si sta allargando: non parla più soltanto di
buoni spesa o servizi, ma anche di sicurezza economica futura.
Per questo le aziende possono avere un ruolo importante anche sul fronte
dell’educazione finanziaria, aiutando i collaboratori a comprendere strumenti
previdenziali e opportunità di pianificazione nel lungo periodo.
È un cambio di prospettiva che rafforza il rapporto di fiducia tra impresa e lavoratori.
Da dove partire? Progetta adesso il tuo piano welfare
Il Decreto Primo Maggio 2026 segna un passaggio importante nel modo di intendere
il lavoro e il ruolo delle imprese.
Da elemento accessorio o strumento premiale, il welfare sta sempre più evolvendo a
parte integrante della qualità organizzativa e della sostenibilità dell’impresa.
E le aziende che sapranno leggere queste novità in chiave strategica avranno un
vantaggio reale, in termini di attrattività, modernità, clima interno, relazioni
Il nostro consiglio? Ne abbiamo due: non farsi cogliere impreparati, e non affrontare il tema con improvvisazione. Partire da un buon piano, che ascolti i bisogni delle singole persone e le incroci con le possibilità di investimento dell’azienda è sempre la mossa vincente. E noi siamo qui per questo.


