Con il progetto WELL-FARE la Regione investe cinque milioni di euro per creare reti tra imprese e territorio. Ma il vero messaggio è che ora il welfare può affermarsi come moltiplicatore per il benessere sociale.
Chi ci segue già da un po’ lo sa bene. Parlare di welfare aziendale vuol dire andare decisamente oltre il semplice concetto di benefit e buoni pasto. Per tutti gli altri, ci sta pensando la Regione Veneto a chiarire le idee, attraverso il nuovo progetto WELL-FARE – Il welfare che connette, promosso nell’ambito del Programma Regionale FSE+ 2021-2027 (i dettagli sono a questo link).
Il concetto è semplice. Finisce l’era di un welfare chiuso nel perimetro di buoni acquisto, assistenza sanitaria integrativa, rimborsi per le spese scolastiche o (se va bene) di strumenti di conciliazione vita-lavoro. Inizia un cambio di passo che punta a rendere sistemici questi strumenti, come fattori di moltiplicazione del benessere regionale.
E la vera notizia è proprio questa: per la prima volta una delle regioni economicamente più dinamiche d’Italia sceglie di investire risorse pubbliche per fare del welfare aziendale uno strumento di sviluppo economico e sociale. Un cambio di prospettiva che riguarda da vicino anche le piccole e medie imprese.
La generazione che ha bisogno di welfare
Si sa che negli ultimi anni il concetto di lavoro è cambiato molto rispetto a quello che avevano le precedenti generazioni.
Le aziende competono ogni giorno per attrarre professionalità sempre più difficili da trovare. E i collaboratori valutano un posto di lavoro non soltanto sulla base della retribuzione, ma anche della qualità dell’ambiente, della flessibilità, delle opportunità di crescita e della possibilità di conciliare gli impegni professionali con quelli personali.
Parallelamente però aumentano le fragilità sociali. Sempre più lavoratori si trovano a prendersi cura contemporaneamente dei figli e dei genitori anziani, quella che viene definita “generazione sandwich”.
Le liste d’attesa nella sanità pubblica si allungano, cresce il ricorso alla sanità privata e molte famiglie faticano a sostenere costi sempre più elevati per istruzione, assistenza e servizi alla persona. Temi che abbiamo già approfondito in altri articoli del nostro blog, evidenziando come il welfare aziendale possa rappresentare una risposta concreta a bisogni sempre più diffusi.
In questo scenario il welfare diventa una componente centrale dell’organizzazione aziendale, capace di incidere sulla qualità del lavoro, sulla permanenza delle persone in azienda e, di conseguenza, sulla competitività dell’impresa.
Il progetto WELL-FARE: un cambio di paradigma
È da questa consapevolezza che prende forma il progetto WELL-FARE della Regione Veneto.
L’iniziativa mette a disposizione cinque milioni di euro per sostenere la nascita di reti territoriali tra imprese, enti locali, Terzo Settore e altri attori del territorio, con l’obiettivo di progettare interventi di welfare condivisi e costruire ambienti di lavoro più inclusivi, sostenibili e capaci di rispondere ai bisogni delle persone.
L'aspetto più interessante non riguarda tanto la dotazione economica o le modalità di accesso ai finanziamenti. Ciò che colpisce è la visione che sta dietro al progetto. Per anni il welfare aziendale è stato interpretato come una scelta della singola impresa. WELL-FARE propone invece un modello collaborativo, nel quale il benessere dei lavoratori nasce dalla capacità di creare connessioni tra aziende, istituzioni e servizi presenti sul territorio. Il welfare, in altre parole, smette di essere un insieme di benefit e diventa un'infrastruttura sociale capace di generare valore condiviso.
Matteo Pasetti, titolare Unipasetti Welfare
Una direzione che guarda oltre il Veneto
Il Veneto non è l’unico territorio ad aver compreso il valore strategico del welfare aziendale, ma è tra le prime Regioni ad aver scelto di sostenerlo attraverso una progettazione strutturata orientata alla costruzione di reti.
Negli ultimi anni molte amministrazioni regionali hanno promosso misure dedicate alla conciliazione vita-lavoro o incentivi per il welfare aziendale. Lombardia ed Emilia-Romagna, ad esempio, hanno sperimentato programmi rivolti alle imprese e ai territori, mentre diverse iniziative finanziate dal Fondo Sociale Europeo hanno favorito la nascita di reti locali in varie aree del Paese.
Il progetto WELL-FARE compie però un passo ulteriore. Non finanzia semplicemente singoli interventi, ma punta a costruire relazioni stabili tra imprese, servizi e comunità locali. È una differenza sostanziale, perché riconosce che molti bisogni – dalla cura dei figli all’assistenza agli anziani, dalla salute al benessere organizzativo – non possono essere affrontati efficacemente da un’azienda isolata, soprattutto quando si parla di micro e piccole imprese.
È un approccio che si avvicina alle più recenti indicazioni europee sul cosiddetto welfare territoriale, sempre più orientato alla collaborazione tra pubblico, privato e Terzo Settore per generare impatti duraturi.
Cosa significa tutto questo per la tua PMI
Il messaggio che arriva alle imprese è chiaro. Il welfare aziendale non è più una prerogativa delle grandi organizzazioni né uno strumento da attivare soltanto quando lo consentono le risorse economiche.
Può diventare una leva strategica anche per una PMI, purché sia progettato partendo dall’ascolto delle persone e integrato nella strategia aziendale.
Non significa necessariamente offrire decine di benefit. Significa individuare ciò che può realmente migliorare la qualità della vita dei collaboratori: maggiore flessibilità, servizi sanitari integrativi, sostegno alla genitorialità, percorsi di formazione, supporto ai caregiver, iniziative di educazione finanziaria o convenzioni con realtà del territorio.
Non per fare di più, ma per fare meglio. Costruire un piano coerente con le caratteristiche dell’impresa e capace di evolvere nel tempo, trasformando il benessere delle persone in un vantaggio competitivo concreto.


