Sono i lavoratori sospesi tra le esigenze di figli piccoli e genitori anziani. Ma il loro è un costo economico e sociale che oggi può essere alleggerito, grazie al welfare.
Sospesi tra le esigenze di due famiglie, con figli ancora piccoli da una parte, e genitori anziani dall’altra. Sono i lavoratori della cosiddetta “generazione sandwich”, uomini e donne, spesso tra i 35 e i 55 anni, che si prendono cura contemporaneamente della generazione prima e di quella dopo di loro.
Un doppio carico emotivo ed economico, che può diventare schiacciante senza il giusto supporto. Ma grazie alle nuove frontiere del welfare aziendale oggi non sono più soli nell’affrontare questa battaglia, che accomuna un esercito ogni giorno più grande.
Un’attenta politica dei benefit, orientata nel modo adeguato, può diventare infatti l’arma in più per estendere il benessere dal dipendente alla sua famiglia, continuando a generare valore per l’impresa.
Chi sono i lavoratori “sandwich” e perché sono sempre di più
Secondo le ultime stime ISTAT, più di 8 milioni di persone in Italia si prendono cura di almeno un familiare non autosufficiente, spesso con un impatto diretto sulla vita lavorativa. Allo stesso tempo, la fascia 35–55 anni coincide con quella in cui si hanno figli piccoli o adolescenti, con tutte le esigenze di tempo e risorse che questo comporta.
Lo spostamento in avanti dell’età della genitorialità, unito all’allungamento dell’aspettativa di vita rende quindi la “generazione di mezzo” costretta a sorreggere l’impalcatura di due generazioni, facendo i conti con un welfare pubblico frammentato e con ritmi aziendali che spesso non tengono conto della realtà familiare.
I costi (nascosti) della doppia cura: non solo emotivi
Le conseguenze di questa condizione non sono solo psicologiche, ma anche economiche. Tra permessi non retribuiti, spese mediche, baby-sitter, RSA, visite specialistiche e trasporti, molte famiglie riducono il proprio tenore di vita, mentre sul piano lavorativo aumentano stress, assenteismo e rischio burnout.
Il problema dunque non resta soltanto tra le quattro mura del proprio spazio privato: le aziende rischiano di perdere energie preziose, se non intervengono per sostenere questa fascia di collaboratori strategici.
Cosa può fare il welfare aziendale per la generazione sandwich
Un piano welfare aziendale ben progettato può offrire risposte immediate e strutturate a chi vive questa doppia responsabilità. Alcuni strumenti utili includono:
- Copertura Long Term Care (LTC): tutela economica in caso di non autosufficienza di un familiare.
- Buoni welfare per servizi educativi: asili, doposcuola, centri estivi.
- Sostegno per l’assistenza familiare: badanti, RSA, trasporto anziani.
- Supporto psicologico: counseling familiare e stress management.
- Flessibilità oraria e smart working: modelli organizzativi che permettono di conciliare lavoro e cura.
Il tutto integrato su piattaforme digitali come Welbee (ne abbiamo parlato qui) dove ogni lavoratore può costruire il proprio pacchetto personalizzato, scegliendo tra centinaia di fornitori e attività anche del territorio, grazie al circuito Go Welfare.
Il valore aziendale di un welfare che guarda alle famiglie
Oggi le imprese sono chiamate a pensare in ottica ESG anche quando si parla di persone. Un welfare che sostiene chi si prende cura degli altri è un indicatore di responsabilità sociale, migliora il clima interno, riduce il turnover e aumenta l’attrattività per nuovi talenti.
Non si tratta solo di “benefit”: si tratta di riconoscere un bisogno reale e rispondere con strumenti efficaci, valorizzando il capitale umano anche nella sua dimensione privata.
Supportare chi sostiene gli altri è un dovere (e una strategia)
Lo abbiamo detto: la generazione sandwich è già tra noi, e rappresenta una sfida sociale e aziendale sempre più attuale. Ignorarla significa perdere competitività, talento e coesione.
Il welfare aziendale può essere la chiave per sostenere questi lavoratori, offrendo loro non solo servizi, ma un messaggio chiaro: non siete soli.


